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mario-monti-fabio-fazioIl Primo Ministro Monti si è concesso domenica alle domande del conduttore Fazio.

Come al solito Fazio in occasioni simili mostra il suo timore reverenziale che lo rende succube zerbino del personaggio ospite e si è dimenticato una serie di domande che gli ascoltatori avrebbero ansiosamente voluto sentire rivolgere al Capo del Governo attuale.

Abbiamo assistito ad uno spot personale del nostro ingessato premier il quale si è dimostrato puntuale e impeccabile attuatore dei disegni nefasti della classe dominante che occupa il potere ormai a livello globale.

 

Lo abbiamo sentito parlare con stupore addolorato dello scollamento tra la classe politica italiana ed il suo elettorato, addirittura lo abbiamo ascoltato nel ruolo di colui che, durante il suo mandato, vorrebbe fare “da intercapedine” curativa per questo grave male che corrode la democrazia.

Le urgenze più importanti sono costituite infatti dall’esigenza di ristabilire la democrazia nelle prassi di gestione dell’amministrazione pubblica, sia politica che economica: esattamente ciò che l’attuale governo intende dichiaratamente negare agli italiani per occuparsi invece di tutto ciò che è di competenza “tecnica”, cioè dei palliativi con il respiro cortissimo per fare cassa e per chiudere imminenti falle del debito pubblico.

Il grande tema, padre di tutti i guai di cui soffre l’Italia, costituito dall’abominevole legge elettorale vigente, non verrà nemmeno scalfito da Monti e compagni di merenda al governo: egli, al termine del suo mandato ci riconsegnerà alla politica dei manigoldi (se mai fosse ragionevole parlare di una parentesi diversamente onesta nella fase attuale); venendo meno ad una delle attese più sentite da parte degli italiani onesti, non verranno affrontati i temi scottanti dei conflitti di interessi (di cui il suo stesso Consiglio dei Ministri è pesantemente portatore).

Ancora una volta la Carta Costituzionale verrà tradita da questo sedicente governo tecnico che, con la pelle di salame sugli occhi, non si accorge che anche la mancanza di fiducia dei tanto coccolati investitori sul debito italiano, da finanziare con finto denaro creato a beneficio delle banche, passa sopratutto dall’attendibilità delle figure politiche che calcano la scena, prima ancora che della credibilità (questa sicuramente già accertata) offerta dalla capacità della nostra economia di essere presenti sui mercati.

Ma sì, “questi argomenti sono politici”, dice Monti, e non possono essere nell’agenda di un governo tecnico: con una simile affermazione il Premier si rivela un conclamato ignorante sia sul temine “tecnico” che su quello “politico”; d’altra parte il suo governo non sta certamente producendo azioni di connotazione “di sinistra” (direi nemmeno “democratiche”) e l’area dalla quale Monti stesso ed i collaboratori diretti che egli si è scelto, è certamente ben identificabile, ed è quella dei banchieri, quindi perché ostinarsi a parlare di governo tecnico?

Commenti  

 
0 # Paola 2012-01-10 11:36
Sotto la foglia di fico del governo tecnico mi pare si preparino misure MOLTO politiche, però solo quelle che fanno comodo ai soliti noti.
I politici inetti non sono stati capaci di fare le riforme necessarie e ora si nascondono dietro il paravento Monti condizionandone l'operato (vedi patrimoniale, vedi conflitto di interessi, vedi legge elettorale...).
Quando Monti lascerà avremo un paese ancora più iniquo, i ricchi avranno salvato il deretano, gli altri... si decideranno mai a venire giù
dal pero?
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