Ne ero consapevole, ma ieri, assistendo ad annozero, ne ho avuto la definitiva certezza: l’abito non fa il monaco esattamente come l’orecchino non ti rende rivoluzionario.
Tra gli ospiti di Santoro sedeva il leader (brutta parola e brutto concetto) di SEL, il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.
Ebbene, l’ho trovato stucchevole e, misurando il peso specifico della sua proposta, più deludente di quanto già mi aspettavo. E’ cambiato molto dai tempi in cui marciavamo assieme a Trino contro il nucleare e da quando, al Congresso della Fgci di Napoli del 1985, lo sentivo disquisire sui tempi della politica e sulla necessità della sperimentazione in mezzo alla gente. E’ rimasto fedele, però, ad un linguaggio ampolloso che oggi nasconde una certa debolezza nell’analisi della realtà e, di conseguenza, della proposta politica.
Parla, parla, parla, ma dice ben poco e spesso, come ieri, con quel poco riesce a deludere e a far incazzare.
Quale altra reazione si può avere, infatti, di fronte alle affermazioni di Vendola che, per difendersi dall’accusa di Grillo (e non solo) di favorire la costruzione di inceneritori, sproloquia sulla sicurezza degli impianti di nuova generazione?
Che strano ambientalista il leader di SEL. Tuona contro il nucleare, contro l’inquinamento, contro il consumo del territorio e contro gli inceneritori e poi autorizza cinque nuovi impianti (due della Marcegaglia) per la combustione dei rifiuti, permette lo scempio del territorio con foreste di pale eoliche, allunga la stagione venatoria e fa melina con l’Ilva di Taranto.
Cosa dire, poi, dei problemi della sua Giunta (oggi rimpastata, ma solo perché tirato per i corti capelli), della situazione di bilancio della Regione, delle assunzioni nella sanità? Boh, la situazione si commenta da sola….
Ma il vero problema è un altro: cosa dire in generale di una classe politica che sopravvive all’ombra di leader di carta e di parole? Sono creati, coccolati e cresciuti con dedizione assoluta, poichè la loro immagine politica nasconde la mediocrità del gruppo che si portano a traino. Nasce così il culto del capo, ovvero il leaderismo, che spesso sconfina con il populismo, che blocca la politica e che impedisce alla società di crescere e di progredire.
SEL è nella fase del culto del capo, sia nel linguaggio che nell’immagine. Ho letto la pagina della campagna tesseramento 2011 e sono inorridito. Due gli elementi che confermano la caduta agli inferi del partito di Vendola e cioè il linguaggio del messaggio (nel classico stile del capo) e l’iconografia del leader, raffigurato in posa plastica addirittura sulla tessera.
Come non sorridere con amarezza leggendo la descrizione della tessera: “Le interferenze digitali che rappresentano la contemporaneità nella moltitudine di colori che appartiene ai mondi di Sinistra Ecologia Libertà. Un "disturbo" visivo che rompe gli schemi della politica, accompagnato dal gesto energico e appassionato di Nichi. Questa la Tessera del 2011. Noi vogliamo essere così”.
...E come non provare fastidio cogliendo nell’immagine momenti evocativi di atteggiamenti da capopolo di vecchia memoria?
Ebbene, una sinistra vera e moderna non può soccombere al fascino dell’uomo unico, rinunciando al lavoro del gruppo ed alla capacità di sintesi delle spinte e delle domande della società della quale lei stessa è parte integrante. Se SEL è in questa fase, allora vuol dire che per trovare la nuova sinistra dobbiamo camminare ancora molto.