Riceviamo e pubblichiamo, sperando che ci pervengano altri post per il sito che abbiamo messo a disposizione, come strumento indipendente di scambio di informazioni, di tutti i cittadini.
La recente asserzione ironica di Sarkozy verso gli Amministratori pubblici che privilegiano gli annunci sugli organi d’informazione al lavoro quotidiano, calza a pennello nei confronti delle recenti esternazioni del Sindaco di Moncrivello Giovanni Carlino e dell’assessore alle politiche sociali Sig.ra Anna Maria Ferrari. Gli uomini pubblici dovrebbero parlare tramite gli atti amministrativi quotidiani e riservare agli organi d’informazione l’illustrazione del contenuto degli stessi.
La proposta del Sindaco di sottoporre a referendum le modifiche statutarie della Fondazione Valleris, con le quali, contro la volontà della testatrice dell’Ente, Don Lorenzo Pasteris e la Sig.ra Bernardina Curto, nominati membri a vita dal CdA della Fondazione - all’epoca retta da quattro persone, fra le quali loro due - è dilatoria e pretestuosa, poiché non considera che il referendum, seppure citato nello Statuto comunale come uno degli strumenti possibili di partecipazione dei cittadini, non ssendo mai stato disciplinato dal regolamento comunale, non potrà essere utilizzato. Per questo vizio, eventuali richieste di referendum potranno essere congelate in attesa della normativa che la maggioranza, forse, rimanderà alle calende greche. Questa lacuna non ha permesso durante gli anni passati di utilizzarlo per richiedere ai cittadini il loro parere riguardante le modifiche allo Statuto.
La Fondazione Valleris rientra, senza ombra di dubbio, nella categoria dei beni comuni non negoziabili dei Moncrivellesi. Le decisioni al riguardo avrebbero dovuto essere intraprese con la partecipazione attiva dei Cittadini. I beni comuni non dovrebbero essere piegati al volere o al tornaconto ancorchè “rappresentativo” della casta di governo. Le modifiche sia statutarie che degli investimenti della Fondazione, dovevano essere decise dal CdA e dall’Amministrazione comunale con forme partecipative della Comunità, specialmente in questi ultimi anni di scarse risorse economiche. La proposta incongrua ci ricorda che, fino a poco tempo fa, la maggioranza operava senza disporre di un regolamento attuativo allo Statuto, esponendo così all’annullamento gli atti del Consiglio Comunale. Dopo varie battaglie amministrative, fra queste un ricorso al Prefetto e sotto la mannaia del commissariamento, la maggioranza di Giovanni Carlino ha emanato unilateralmente il regolamento ora esistente, ma che disciplina soltanto l’attività del Consiglio Comunale. Va anche ricordato che il predetto regolamento è stato successivamente impugnato davanti al TAR, poiché non ha considerato né i diritti delle minoranze, né quelli dei Cittadini. Nella fattispecie, l’utilizzo del referendum non è appropriato alla situazione, non solo perché farebbe sprecare denaro alla collettività per espungere un’illegittimità, ma avrebbe come interlocutore la sola Amministrazione di maggioranza che, constatiamo, non intende prendere posizione.
Lo strumento più efficace è una petizione che richieda, fra le altre Autorità, anche l’intervento della Regione, quale organo preposto al controllo, per ripristinare la legalità violata. Se la sortita del Sindaco è dettata dalla buona fede, alla luce di quanto detto e dei numerosi nodi irrisolti in cui si trova impantanata la Comunità, si ha l’impressione che non sappia né interpretare, né tradurre i compiti che gli impone il suo ufficio.
La proposta dell’Assessore alle politiche sociali Sig.ra Anna Maria Ferrari che suggerisce la nomina di una commissione con il compito di attribuire le rendite provenienti dagli utili di bilancio, è tardiva e non avrebbe altra funzione se non quella di chiudere la stalla quando i buoi sono ormai scappati.
Ci troviamo nella situazione in cui la spina dorsale del lascito, rappresentata da beni immobili, ubicati principalmente al centro di Torino, è stata svenduta e, l’investimento principale - accentrato su un prodotto ad alto rischio, pari a circa il 50% del capitale residuo - appare “sospeso”; da molti anni non produce più reddito, tanto da far temere anche per la sorte del capitale stesso. Sembra emergere soltanto un cumulo di rovine, da valutare singolarmente se potranno essere recuperate o se siano perse. Dalla documentazione, pervenutaci incompleta dalla Regione, abbiamo l’impressione che dei circa 13 miliardi e mezzo delle vecchie lire, di cui era dotata inizialmente la Fondazione Valleris e che addirittura triplicarono in pochi anni sotto la guida dell’ottimo Dott. Teodoro Medardo e con l’ausilio esterno del compianto Dott. Cesare Grillo, sia rimasto poco.
Gli estensori del Libro Bianco “La verità desunta dai bilanci”
Domenico Ferraro, Manuela De Martis, William Corio, Pier Angelo Follis, Sandra Santagiuliana, Piero Santià, Bruno Velasco