Da quando ci siamo trasformati in associazione siamo diventati ancora più generosi e così abbiamo deciso di regalare materiale prezioso ai nostri politici (pro o contro gli inceneritori), ai signori “so tutto” che sproloquiano sui giornali ed ai Magistrati che continueranno ad indagare sull’inceneritore di Vercelli.
Alla fine del post, infatti, troverete un interessante carteggio che riguarda uno sforamento delle emissioni in atmosfera rilevato dall’Arpa sul camino dell’impianto di via Asigliano.
Che tipo di storia ci raccontano i documenti? Una storia veramente paradossale che avrebbe dell’incredibile se non accadesse in questa città del terzo mondo che è Vercelli.
Ma vediamo i fatti.
Nel settembre del 2010 l’Arpa di Vercelli (finalmente) effettua un sopralluogo presso il forno per misurare le emissioni in atmosfera. I dati rilevano un superamento della sommatoria dei metalli pari a circa 11,40% oltre il limite previsto dalla normativa e dall’AIA, ovvero 0,557 mg/Nm3 contro 0,50 mg/Nm3. In verità, al netto dell’incertezza di misura, il valore rilevato è di 0,734 mg/Nm3, ovvero ben il 46,80% oltre i limiti di legge. Vi sembrerà assurdo, ma la normativa prevede tutta una serie di “condizioni favorevoli” per la ditta che abbassano questi valori. Pensate: per calcolare uno scarto favorevole a Veolia si è dovuto persino “fare media” su un valore rilevato da Arpa nel 2005 pari a 0,386 mg/Nm3. Assurdo, vero? Ma è così…..
Curioso: nel 2005 si continuano a rilevare parametri conformi mentre il sig. , capo impianto di Veolia a Falascaia condannato per aver taroccato i dati dello SME, dichiara di fronte ai giudici di Lucca che in quegli anni “la pratica di alterazione dei dati (…) era invalsa anche in altri impianti prima di proprietà del Gruppo Termomeccanica e poi venduti a Veolia, in particolare a Vercelli e a Brindisi”. S. G., poi, aggiunge una cosa interessantissima, ovvero che “la pratica era da me tollerata unicamente alla luce di una costante convinzione di poter contribuire, a breve termine, a risolvere alla radice il problema tecnico” rappresentato dall’impossibilità di rispettare i limiti di sforamento previsti dalla legge.
La traduzione non serve, vero? E’ chiaro che S. G. ammette di fronte ai giudici che in tutti gli inceneritori del gruppo Veolia non potevano (possono???) essere rispettati i limiti previsti per le emissioni dei fumi in atmosfera. Ma questa è un’altra storia.
Nel dicembre di 2010 la Provincia di Vercelli, come previsto dalla legge, invia una “spaventosa” diffida al gestore dell’impianto al quale chiede di presentare entro 30 giorni una relazione esplicativa sulle motivazioni che hanno condotto al superamento e le eventuali azioni intraprese. Che ironia può scaturire dal contenuto della diffida….
Veolia, chiaramente per nulla intimorita dalla diffida, fa melina a centrocampo sostenendo, di fatto, che Arpa non sia capace di fare le misurazioni. Poi chiede una proroga, l’accesso ai documenti e confuta metodi e risultati di Arpa.
Il dottor Cuttica, nell’aprile del 2011, invia una nota alla relazione tecnica con la quale chiarisce che il metodo utilizzato per le misurazioni è un metodo riconosciuto a livello europeo, sicuramente più favorevole alla ditta e, in ogni caso, si tratta di quello utilizzato per oltre 20 anni per determinare le emissioni proprio dell’inceneritore di Vercelli. Per questa (ed altre ragioni che lasciamo alla vostra lettura) il campionamento eseguito è da ritenersi valido e corretto.
Alla lettera di conferma di apertura della diffida, inviata dalla Provincia alla ditta Veolia, il gestore dell’impianto risponde, a nostro modestissimo parere, in modo assai discutibile ed arrogante, minacciando opposizioni di fronte al Tar e confermando la tesi che i tecnici dell’Arpa non siano in grado di fare il loro lavoro, producendo l’ennesima analisi di parte effettuata dal loro laboratorio di fiducia, che certifica valori di emissione che sono pari a quelli dell’aria delle montagne della Valle d’Aosta.
Non sappiamo in quali condizioni le misurazioni del consulente di Veolia siano state effettuate, però come dubitare di una azienda di fama nazionale che nella presentazione aziendale sul suo sito scrive: “se vi affiderete a noi potrete rispondere alle aumentate richieste di qualità, ridurre i rischi, evitare "brutte figure" agli occhi dei vostri clienti, fornitori, interlocutori”????
La sorpresa maggiore arriva però dalla Provincia che, di fatto, dice a Veolia: Arpa ha ragione, ma siccome mi hai presentato una relazione e, facendo giurin giuretto, mi hai detto che adesso è tutto a posto, allora va bene così.
Una domanda alla Provincia però la facciamo noi: cosa deve ancora succedere perché venga almeno sospesa l’AIA per effettuare controlli seri sull’impianto? Sforamenti, inosservanza delle prescrizioni dell’AIA, problemi sui sistemi di smaltimento, inquinamento da ceneri pesanti, incidenti mortali, rilevazione di rifiuti radioattivi, rinvenimento di fusti di uranio impoverito da incenerire, trattamento non regolare dei rifiuti ospedalieri, incidenti alle caldaie ed al sistema di filtraggio dei fumi (ricordiamo le due ore di emissione di fumi direttamente dal forno il 31 ottobre), continui guasti e fermi causati anche da esplosioni e fori nei forni causati, probabilmente, da temperature di servizio decisamente maggiori di 850 gradi. Questo è il panorama offerto dal forno di via Asigliano, ma la Provincia continua inspiegabilmente a comportarsi come gli struzzi, forse addirittura sul filo del reato penale.
Con Carlo Rossi metteremo in campo, entro l’inizio della prossima settimana, una forte iniziativa nei confronti della Provincia di Vercelli chiedendo che si percorra la strada indicata dalla Provincia di Lucca che ha deciso di sospendere l’AIA all’inceneritore di Pietrasanta che, conciato come il nostro, è stato chiuso e sequestrato dall’Autorità giudiziaria.
Non dimentichiamoci, poi, che come causa per la revoca o sospensione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale basterebbe il fatto che i dati che hanno accompagnato dal 2004 la documentazione presentata da Veolia, almeno per lo SME, erano stati alterati, come dichiarato dall’autore delle falsificazioni, condannato a Lucca dopo il patteggiamento.
La Provincia ha enormi responsabilità nella vicenda, ma facciamo nome e cognome del convitato di pietra della situazione, la persona che rischia di morire travolto da un treno incatenato sui binari della linea Torino Milano: l’avvocato Sindaco Andrea Corsaro.
Ebbene, il Primo Cittadino deve avere sei mani come la Dea Kali perché ha occhi, bocca ed orecchie tappate sempre e comunque. Ad aiutarlo, poi, persino l’opposizione in Consiglio che continua a non volerci incontrare e continua a non fare e dire nulla sull’inceneritore cittadino.
Noi continuiamo a ripetere loro che ci sono due problemi sul tappeto: il no ad un nuovo inceneritore (che peraltro non verrà mai costruito) e la necessità di chiudere quello in funzione. I problemi sono due, ma l’opposizione, lasciatecelo dire, è zero. Certo è più facile e di maggior impatto riempirsi la bocca con il no al nuovo inceneritore piuttosto che battersi seriamente per la chiusura di quello esistente. Infatti è il modo migliore per glissare sulle responsabilità delle giunte Bagnasco, ma è anche il modo per permettere alla macchina infernale di inquinare ancora l’ambiente e di provocare danni alla salute dei cittadini vercellesi.
Ma affermare questo è sfioramento di procurato allarme (nuova reato coniato dall'assessore Prencipe), ovvero un delitto peggiore, per la casta, che quello di manifesta irresponsabilità nei comportamenti dei nostri inadeguati politici.
Ma noi non molliamo e loro comincino a preoccuparsi perchè forse il vento sta cambiando direzione.